Come nasce una fiaba?

Ti sei mai chiesta come nasce una fiaba?

E da dove?

Non un’idea qualsiasi, ma quella storia che tuo figlio ti chiede di rileggere ogni sera, quella che diventa parte della vostra routine, che lo fa sorridere e lo accompagna nel sonno.

Oggi ti porto con me dietro le quinte di una storia che fa sognare.

Perché ogni fiaba ha una scintilla.

E ogni scintilla, una storia da raccontare.

Come nasce una fiaba? Il seme dell’idea

Io lo chiamo così… il seme.

Perchè è qualcosa che si insinua nei pensieri e che piano piano cresce fino a prendere una forma abbastanza definita.

Poi…

Poi è un gioco di fantasia, di aggiustamenti e … magia: alla fine ti trovi fra le mani qualcosa che ha il sapore dei ricordi ma che ti racconta qualcosa di nuovo.

Qualcosa che prima non c’era.

Le avventure di Otto è nato così.

In una mattina d’autunno, guardando la fotografia di mio figlio e il nostro cane ( Otto, appunto) rincorrere una foglia gialla.

Quest’immagine mi è rimasta negli occhi e ha cominciato piano piano piano a crescere.

Non avevo ancora un titolo, ma dentro di me sapevo già che c’era qualcosa da raccontare.

Tutte le mie fiabe, anche quelle piccoline che usciranno fra poco e quelle bilingue, iniziano così: con un gesto quotidiano, un dettaglio che mi colpisce, una domanda che mi viene fatta all’improvviso.

Le storie non arrivano con un fulmine, ma come un seme che germoglia poco a poco.

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Dietro le quinte reali: ecco come nasce una fiaba… nella mia testa

Quando scrivo, penso sempre a chi leggerà.

Ai bambini dai 0 ai 6 anni, che hanno bisogno di ritmo, ripetizione, emozione.

Ma penso anche a te, che leggerai con loro.

Ecco come nasce una fiaba nella mia testa:

  • Scelgo un tema: le stagioni, la timidezza, il desiderio di volare.
  • Penso a un personaggio tenero e imperfetto: come Otto, candido e curioso. O Tobia, il riccio che sognava di volare.
  • Disegno la struttura: inizio, conflitto, scoperta, tenerezza.
  • Scrivo come se sussurrassi: perché le fiabe non si gridano, si sognano.

A volte inizio scrivendo una rima: le filastrocche mi divertono e mi divertivano quando ero piccola.

Altre volte, invece, scrivo direttamente in prosa.

In ogni caso ho sempre l’orecchio in allerta: leggo ad alta voce, riscrivo, ascolto.

E poi ricomincio.

Finché…

Il momento magico

Poi arriva quel momento in cui la storia prende vita.

Le parole iniziano a fluire da sole, le rime si incastrano come tessere di un puzzle.

I personaggi mi parlano, quasi sapessero già cosa fare.

E allora capisco: è pronta.

Quando sento che una storia mi fa sorridere, mi commuove, o mi fa tornare bambina, allora so che può farlo anche con altri.

Cosa ho imparato da questa storia?

Scrivere fiabe mi ha insegnato a guardare il mondo con occhi piccoli e curiosi.

A fermarmi su un dettaglio.

A credere che ogni bambino ha bisogno di storie per capire il mondo e se stesso.

E soprattutto, mi ha insegnato che ogni mamma, ogni papà, ogni nonno, può diventare un ponte tra realtà e immaginazione.

Con una voce. Con un libro. Con una fiaba

Vuoi scoprire la fiaba che è nata da tutto questo?

Allora vieni a conoscere Otto, il cagnolino bianco che scopre le stagioni

Anche la storia di Micia Mirtilla, o di Gufo Ugo che racconta storie al tramonto, di Lella la Ranocchietta che balla sotto la pioggia e di Lillo il Bruco che sogna di volare, sono nate da piccoli gesti quotidiani…

Scopri le loro storie

Copertina del libro "Fiabe della buonanotte - gli amici di Otto" con un capanno libreria sullo sfondo e un topolino che legge una fiaba ad un tenero anatroccolo in un'atmosfera serale tranquilla rischiarata dalla luna e dalle candele

Perché le fiabe non servono solo a far dormire. Servono a far sentire amati.

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