Che rabbia!

Copertina del libro che rabbia di Mireille d'allancè. Bambino vestito con maglietta gialla e pantaloncini verdi davanti ad un mostro rosso informe
Copertina del libro che rabbia di Mireille d'allancè. Bambino vestito con maglietta gialla e pantaloncini verdi davanti ad un mostro rosso informe

CHE RABBIA!

AUTRICE: Mireille d’Allancè TRADUTTRICE: Anna Morpurgo
CASA EDITRICE: Babalibri
ETA’ CONSIGLIATA: da 3 anni
TEMI: Rabbia, emozioni, gestione della rabbia, autocontrollo, riparazione

LA STORIA

Roberto ha avuto una brutta giornata. Una di quelle giornate in cui tutto va storto, in cui ogni cosa ti pesa addosso come un macigno.

Torna a casa stanco, nervoso, con quella sensazione di fuoco che gli brucia dentro. A cena il papà lo rimprovera perché non sta mangiando gli spinaci. Roberto risponde male, testardo.

“Vai in camera tua a calmarti.”

Roberto sale le scale da solo. Entra in camera. Chiude la porta. E poi succede.

La rabbia esce.

Non è una sensazione, non è solo un’emozione che si sente dentro. È una COSA. Un mostro enorme, rosso fuoco, che gli esce dalla bocca con un ruggito selvaggio. Ha occhi gialli, denti aguzzi, artigli affilati.

E inizia a distruggere tutto.

Strappa i libri, butta all’aria i giocattoli, rompe, rovescia, devasta. Roberto lo guarda terrorizzato. Quella cosa è lui, è la sua rabbia, ma sembra avere vita propria. E non si ferma.

A un certo punto Roberto prova a fermarlo. “BASTA!” grida. Ma il mostro è troppo forte, troppo grande. Allora Roberto inizia a raccogliere i suoi giocattoli rotti, i suoi libri strappati. Li rimette a posto con cura, dispiaciuto.

E mentre lo fa, qualcosa accade: il mostro rosso inizia a rimpicciolirsi. Diventa più piccolo, sempre più piccolo, fino a diventare una cosina minuscola che Roberto può prendere in mano e mettere in una scatola.

Ora che la rabbia è contenuta, Roberto può scendere di nuovo dai genitori.

libro "che rabbia!" di Mireille d'allancè. Bambino vestito con maglietta gialla e pantaloncini verdi davanti ad un mostro rosso informe

PERCHÉ mi HA CONQUISTATa

Occhio mamma/papà:

“Che rabbia!” è un libro coraggioso perché visualizza l’emozione.

La rabbia non resta un concetto astratto (“sono arrabbiato”), ma diventa un mostro tangibile che esce dal corpo del bambino. Questo è potente, quasi liberatorio: finalmente qualcuno che fa vedere cosa succede dentro quando si esplode.

Questa è la prima grande verità del libro: la rabbia non va demonizzata. È un’emozione legittima, reale, che esiste. E se pure non è possibile cancellarla, si può imparare a gestirla.

Il fatto che Roberto riesca a far rimpicciolire il mostro rimettendo ordine è un messaggio importante: l’azione cura l’emozione. Quando sei travolto dalla rabbia, fare qualcosa di concreto (riordinare, sistemare, riparare) ti aiuta a riprenderti il controllo.

E qui c’è anche un secondo messaggio prezioso: la rabbia, se non controllata, ci porta a compiere azioni delle quali poi ci si pente. Roberto guarda i suoi giocattoli rotti e si dispiace. Non è stata colpa sua nel senso che non ha scelto consciamente di romperli, ma quella rabbia era comunque sua, e adesso deve affrontare le conseguenze.

Ma c’è una cosa che non ci convince del tutto, e dobbiamo dirla con onestà:

Roberto affronta tutto da solo.

Sale le scale da solo. Vede uscire questo mostro terrificante da solo. Lotta contro la sua rabbia da solo. Rimette a posto da solo. I genitori sono assenti per tutta la scena, presumibilmente continuano a mangiare la loro cena al piano di sotto, indifferenti.

Mandare un bambino a calmarsi in camera può essere una strategia valida, ma un bambino piccolo non dovrebbe affrontare un’emozione così travolgente in totale solitudine. Avrebbe bisogno di qualcuno che, dopo il primo momento di sfogo, entri, si sieda accanto a lui, lo aiuti a dare un nome a quella cosa rossa che ha devastato tutto. Che gli dica: “Quella è la rabbia. È normale sentirla. Vediamo insieme come la mettiamo a posto.”

Questo non significa giustificare il comportamento scorretto (rispondere male, non mangiare), significa accompagnare attraverso l’emozione invece di lasciare il bambino solo a gestirla.

Il libro mostra che Roberto ce la fa da solo. E va bene, è una storia, è simbolica. Ma nella vita reale? I bambini hanno bisogno di un adulto che li aiuti a capire, contenere, attraversare la rabbia. Non di un adulto che li manda in camera e li dimentica.

La seconda cosa che ci lascia perplessi:

La parola “rabbia” non viene mai detta esplicitamente. Si parla sempre della “cosa” rossa. Questo potrebbe confondere i bambini più piccoli: quella cosa rossa cos’è esattamente? È importante nominare le emozioni, chiamarle per nome, perché solo così i bambini imparano a riconoscerle.

Detto questo, il libro ha comunque un valore:

Riesce a parlare di rabbia senza dire “la rabbia è brutta, non ti devi arrabbiare mai”. Mostra che l’emozione esiste, che può essere enorme, travolgente, ma che si può contenere. Questo è già molto.

Immagine del bimbo in maglietta gialla e calzoncini verdi che vede il "mostro rosso" che fa volare tutto nella sua cameretta

Occhio bimbo:

I bambini dai 4 anni in su riescono a visualizzare la rabbia come un personaggio che agisce. Vedono il mostro rosso e pensano: “Sì, è proprio così che mi sento quando sono arrabbiato!”

Il fatto che il mostro distrugga tutto è sia spaventoso che liberatorio: finalmente qualcuno capisce che dentro è proprio così, che la rabbia vuole rompere, buttare, devastare.

E il fatto che Roberto riesca a farla diventare piccola dà speranza: anche io posso farcela.

Però attenzione: per i bambini di 3 anni questo concetto può essere troppo astratto o addirittura spaventoso. Un bimbo di tre anni potrebbe non capire che quel mostro è la rabbia di Roberto, potrebbe vederlo solo come un mostro cattivo che fa paura. E potrebbe sentirsi turbato dall’idea che dalla bocca possa uscire una cosa così terribile.

Il bambino da solo in camera sua dietro la porta che sente la rabbia che sale impetuosa

LE ILLUSTRAZIONI

Lo stile è colorato e dinamico. Il mostro rosso è ROSSO davvero: fuoco, sangue, esplosione. Impossibile non vederlo, impossibile non sentirne la potenza.

Le espressioni di Roberto cambiano pagina dopo pagina: corrucciato a tavola, furioso mentre sale le scale, terrorizzato quando vede il mostro, dispiaciuto mentre raccoglie i giocattoli, finalmente sereno quando la rabbia è nella scatola.

La devastazione della camera è ben rappresentata: libri strappati, giocattoli rotti, tutto sottosopra. I bambini riconoscono quella sensazione di caos.

Le illustrazioni seguono passo passo il testo, creando un filo narrativo visivo che aiuta a seguire la storia anche senza leggere le parole.

il bimbo che mette la  rabbia, il mostro rosso, in una scatola azzurra. Espressione visibilmente serena

QUANDO LEGGERLO

  • Quando il bambino ha appena avuto uno scoppio di rabbia e si è calmato: per parlarne insieme
  • Prima di una situazione potenzialmente frustrante (es. visita medica, giornata difficile) per prepararlo
  • Come strumento per dare un nome alla rabbia (“Ricordi il mostro rosso di Roberto? Anche tu ce l’hai dentro quando ti arrabbi”)
  • NON durante uno scoppio di rabbia (in quel momento il bambino non è in grado di ascoltare)
  • Con la presenza di un adulto che dopo la lettura parla con il bambino e lo aiuta a collegare la storia alle sue emozioni
Copertina del libro che rabbia di Mireille d'allancè. Bambino vestito con maglietta gialla e pantaloncini verdi davanti ad un mostro rosso informe

ETÀ E SVILUPPO

3 anni: Troppo piccoli. Il concetto del mostro che esce dalla bocca può essere troppo astratto o spaventoso. Meglio aspettare.

4-5 anni: Iniziano a capire che il mostro rosso è la rabbia. Possono discutere di come si sentono quando sono arrabbiati. Hanno bisogno però di un adulto che li aiuti a fare questi collegamenti.

6-7 anni: Comprendono perfettamente la metafora. Possono riflettere su situazioni in cui anche loro hanno “rotto cose” (non necessariamente oggetti fisici, ma anche relazioni, momenti) per la rabbia.

Durata lettura: 5-7 minuti

Punto di forza: Visualizzare la rabbia aiuta a nominarla e riconoscerla.

Punto critico: Lascia il bambino solo ad affrontarla. Importante che l’adulto colmi questa mancanza dopo la lettura.

IL MIO GIUDIZIO

⭐⭐⭐⭐ Un libro coraggioso che visualizza la rabbia in modo potente e memorabile. Mireille D’Allancé riesce a non demonizzare questa emozione e mostra che si può imparare a contenerla.

Il messaggio che l’azione (riordinare, riparare) aiuta a gestire l’emozione è prezioso.

Tuttavia, l’assenza totale dei genitori durante tutto il processo mi lascia perplessa: i bambini piccoli non dovrebbero affrontare emozioni così travolgenti in totale solitudine.

Questo libro è un fantastico punto di partenza per conversazioni importanti sulla rabbia, ma sempre con la presenza di un adulto che dopo la lettura aiuti il bambino a dare nome all’emozione e a capire che non sarà mai lasciato solo ad affrontarla.

Perfetto dai 4 anni, con accompagnamento attento.

La rabbia esiste. È normale. Ma non si attraversa da soli.

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Copertina del libro che rabbia di Mireille d'allancè. Bambino vestito con maglietta gialla e pantaloncini verdi davanti ad un mostro rosso informe

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Perché nessuno dovrebbe affrontare le emozioni difficili da solo:

una rabbia densa come la cioccolata

Copertina della fiaba della fiaberi a"Una rabbia densa come la cioccolata con Ghiro Gino in primo piano arrabbiato e e ghiro rosa che gli porge una tazza di cioccolata fumante

filastrocca della rabbia

COPERTINA FILASTROCCA DELLA RABBIA. TOPOLINO SEDUTO PER TERRA CON UN'ESPRESSIONE MOLTO ARRABBIATA E UN COLORE ROSSO FUOCO CHE LO AVVOLGE. SUL TAVOLOIN PRIMO PIANO UNA TAZZA DI CIOCCOLATA FUMANTE.

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