
(NON) IMAPARERO’ (MAI) A VOLARE
AUTRICE: Penny J. Rimau TRADUTTRICE: Laura Cangemi ILLUSTRATRICE: Giulia Cregut
CASA EDITRICE: Mimebù
ETA’ CONSIGLIATA: 4-8 anni
TEMI: Coraggio, paura di sbagliare, autostima, prospettiva, fallimento, determinazione
LA STORIA
C’è un pettirosso nel suo nido che non ha alcuna intenzione di uscire.
Non imparerà mai a volare, ne è certo. Quindi tanto vale rinunciare. Perché provare se si sa già che si cadrà?
Le sue ali non sono abbastanza forti. È convinto di questo. E poi, quando cadrà — perché cadrà, è sicuro — tutti i suoi amici rideranno di lui.
Meglio restare qui, al sicuro, nel nido.
Ma arriva la maestra di volo. Lo guarda con occhi gentili e gli rivela un segreto. Anzi, due.
Il primo: non si impara a fare nulla se si ha paura di sbagliare.
Il secondo: a volte basta cambiare prospettiva per trasformare un fallimento in una bellissima avventura.
Cambiare prospettiva? Cosa significa?
La maestra sorride e gli mostra qualcosa di incredibile: la stessa storia, raccontata in due modi diversi.
Se leggi il libro da un lato, vedi un pettirosso insicuro, pauroso, che si convince di non essere capace. Ogni pagina è un pensiero negativo, un ostacolo, una paura.
Ma se capovolgi il libro e leggi dall’altra parte, quella stessa storia diventa la storia di un pettirosso coraggioso, determinato, sicuro di sé. Le stesse scene, le stesse parole, ma viste da un’altra angolazione. E tutto cambia.
Non è magia. È solo un altro modo di guardare le cose.
Il pettirosso capisce. Forse le sue ali non sono deboli. Forse è solo il modo in cui le guarda che le fa sembrare così.
E se invece di pensare “cadrò sicuramente” pensasse “e se volassi davvero”?
Prende un respiro profondo. Apre le ali.
E si lancia.

PERCHÉ mi HA CONQUISTATa
Occhio mamma/papà:
“(non) imparerò (mai) a volare” fa qualcosa di geniale: trasforma la struttura stessa del libro in messaggio.
Non è solo una storia sul coraggio. È un libro che ti costringe — letteralmente — a cambiare prospettiva. Devi capovolgerlo, devi leggerlo da due lati, devi vedere che la stessa identica storia può essere raccontata in due modi completamente opposti.
Da un lato: il pettirosso insicuro che si convince di non farcela.
Dall’altro: il pettirosso coraggioso che ce la fa.
Stessa scena. Stesse parole. Ma l’angolazione cambia tutto.
Questa è la prima grande verità del libro: i nostri pensieri creano la nostra realtà.
Se il pettirosso si convince che le sue ali sono deboli, lo saranno. Se si convince che cadrà, cadrà. Non perché sia vero, ma perché la paura lo paralizza, lo blocca, gli impedisce di provare davvero.
Ma se cambia il modo in cui guarda le cose — se invece di “non ce la farò mai” pensa “e se provassi?” — allora tutto diventa possibile.
Questo è un messaggio potentissimo per i bambini (e per noi adulti). Quante volte diciamo “non sono capace” prima ancora di tentare? Quante volte ci fermiamo perché abbiamo paura di sbagliare?
E qui c’è la seconda verità, ancora più profonda: non si impara a fare nulla se si ha paura di sbagliare.
Il fallimento non è il contrario del successo. È parte del percorso. È normale cadere quando si impara a volare. È normale sbagliare quando si prova qualcosa di nuovo. Ma se non proviamo per paura di sbagliare, allora sì che abbiamo già fallito.
La maestra del pettirosso lo dice chiaramente: sbagliare fa parte dell’imparare. Non c’è niente di sbagliato nel cadere. Quello che è sbagliato è non provarci mai.
E questo è liberatorio. Per i bambini che hanno paura di deludere, di non essere all’altezza, di sembrare stupidi davanti agli altri. Ma anche per noi genitori che a volte trasmettiamo l’idea che sbagliare sia qualcosa di grave, quando invece è semplicemente umano.
La terza cosa che ci ha conquistato è la delicatezza con cui viene trattato il tema dell’autostima.
Il pettirosso non è pigro. Non è capriccioso. È semplicemente spaventato. E la maestra non lo sgrida, non lo forza, non gli dice “smettila di fare storie”. Gli dà uno strumento: cambiare prospettiva.
Non gli dice “sei bravissimo, ce la farai sicuramente”. Gli dice: “guarda le cose da un altro punto di vista. Cosa succederebbe se invece di concentrarti su cosa potrebbe andare storto, ti concentrassi su cosa potrebbe andare bene?”
Questo è un regalo prezioso che possiamo fare ai nostri bambini.

Occhio bimbo:
I bambini dai 4 anni in su riconoscono immediatamente quella sensazione di “non ce la farò mai”. L’hanno provata tutti: davanti a un compito nuovo, a un’attività che sembra troppo difficile, a una situazione che li spaventa.
Il fatto che il pettirosso abbia le stesse paure li fa sentire capiti. Non sono gli unici ad avere paura. Anche un pettirosso — che dovrebbe nascere sapendo volare — ha paura.
E la cosa magica del libro è che loro possono fisicamente capovolgere il libro e vedere la trasformazione. Non è solo un concetto astratto (“pensa positivo!”), è qualcosa di tangibile. Giri il libro, leggi dall’altra parte, e boom: la storia cambia.
Questo li aiuta a capire che la stessa situazione può essere vissuta in modi diversi a seconda di come la guardi.
E possono applicarlo alla loro vita: “Ho paura di andare alla festa perché non conosco nessuno” può diventare “Vado alla festa e magari conosco un nuovo amico”. Stessa situazione, prospettiva diversa.

LE ILLUSTRAZIONI
Giulia Cregut illustra con uno stile delicato e poetico. I colori sono tenui — azzurri, verdi, rosa pallidi — che creano un’atmosfera sognante e rassicurante.
Il pettirosso è disegnato con espressioni che cambiano a seconda del lato da cui leggi: occhi spaventati e corpo raggomitolato da un lato, sguardo determinato e ali aperte dall’altro.
Le illustrazioni accompagnano perfettamente la doppia narrazione: stesso scenario, stessa inquadratura, ma dettagli diversi che raccontano due emozioni opposte.
Ci sono pagine in cui il pettirosso guarda verso il basso (la caduta) e altre in cui guarda verso l’alto (il volo). Stessa scena, angolazione diversa.
Lo stile è accessibile anche ai più piccoli, ma ha una profondità che piace anche ai più grandi. Ogni illustrazione invita a soffermarsi, a cercare le differenze tra le due versioni della storia.

QUANDO LEGGERLO
- Quando il bambino ha paura di provare qualcosa di nuovo (sport, scuola, attività)
- Prima di una sfida per dare coraggio senza pressione
- Dopo un fallimento per mostrare che si può guardare l’esperienza da un’altra prospettiva
- Quando il bambino dice “non ci riesco” prima ancora di provare
- Come strumento per parlare di autostima e del potere dei pensieri
- Insieme, leggendo prima da un lato poi dall’altro per far scoprire la magia del cambiamento di prospettiva

ETÀ E SVILUPPO
4-5 anni: Amano la magia di capovolgere il libro e vedere la storia cambiare. Iniziano a capire che le cose possono essere viste in modi diversi. Hanno bisogno di un adulto che li aiuti a fare i collegamenti con la loro vita.
6-7 anni: Comprendono perfettamente il messaggio sulla prospettiva. Possono discutere di situazioni in cui anche loro si sono sentiti come il pettirosso insicuro e come potrebbero “capovolgere” la storia.
8+ anni: Riflettono sul potere dei pensieri e su come le convinzioni negative possano bloccarli. Possono usare il libro come strumento pratico quando affrontano sfide nuove.
Durata lettura: 10-15 minuti (leggendo entrambe le versioni)
Punto di forza: La struttura a doppia lettura rende il messaggio tangibile, non solo teorico. I bambini VEDONO il cambiamento.
IL MIO GIUDIZIO
⭐⭐⭐⭐⭐ Un piccolo capolavoro di ingegneria narrativa ed emotiva. Penny J. Rimau e Giulia Cregut hanno creato un libro che non si limita a raccontare il coraggio, ma lo fa sperimentare. La doppia lettura — stessa storia, due prospettive opposte — è geniale: trasforma il concetto astratto di “cambiare punto di vista” in qualcosa di concreto che i bambini possono toccare, capovolgere, vedere. Il messaggio è profondo ma mai pesante: non si impara a fare nulla se si ha paura di sbagliare, e a volte basta guardare le cose diversamente per trasformare un ostacolo in un’opportunità. Perfetto per bambini che hanno paura di provare, per accompagnarli con dolcezza verso il coraggio. Un libro che vale doppio. Letteralmente.
Non imparerò mai a volare. Oppure sì. Dipende da che lato guardi.
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PER APPROFONDIRE IL TEMA DEl coraggio
Questa settimana sul blog de La Fiaberia abbiamo raccontato proprio questo: come il coraggio si trova quando ci si ricorda perché si vuole volare, e quando gli amici sono lì a sostenerci:
Il Circo della Mezzaluna

filastrocca del coraggio





