Il pensiero magico nei bambini: cos’è, perché proteggerlo e cosa c’entrano le fiabe

Illustrazione acquerello di una mamma che ascolta il suo bambino piccolo spiegare qualcosa con espressione seria e meravigliata: una scena tenera che racconta il pensiero magico nei bambini.

Tuo figlio torna dal bagno con una faccia indignata e ti annuncia, serissimo, che il rubinetto gli ha schizzato l’acqua addosso apposta.

Ti viene da sorridere. Forse da correggere.

Ma prima di farlo, fermati un momento: quello che hai appena incontrato è la stessa cosa che succede nelle fiabe, ogni sera, quando il vento soffia per dispetto e la luna decide di nascondersi dietro una nuvola perché è di cattivo umore.

Non è coincidenza. Le fiabe parlano la lingua del pensiero magico e tuo figlio, in questo momento della sua vita, pensa esattamente come in una fiaba.

Cos’è il pensiero magico nei bambini

Quando parliamo di pensiero magico nei bambini, non stiamo parlando di fantasia sfrenata o di ingenuità.

Stiamo parlando di un meccanismo cognitivo preciso, che caratterizza i bambini dai 2 ai 7-8 anni e che ha una funzione ben definita: rendere comprensibile un mondo che, altrimenti, sarebbe troppo grande, troppo caotico, troppo fuori controllo.

Il principio che sta alla base si chiama animismo. I bambini attribuiscono vita, emozioni e intenzioni a tutto ciò che li circonda: oggetti, fenomeni naturali, animali, persone. Non perché non distinguano la realtà dalla fantasia, ma perché il loro cervello non ha ancora costruito la separazione netta tra sé e il mondo esterno.

Così il vento soffia perché vuole spettinarti.

La luna ti segue perché le piaci.

Il biscotto è finito perché qualcuno lo ha mangiato di nascosto, anche se eri solo tu in cucina.

Riconosci qualcosa? È la stessa struttura delle fiabe che leggi la sera. Nelle fiabe il sole si nasconde perché è triste, il fiume scorre veloce perché ha fretta, il bosco parla e ricorda. Non è una coincidenza narrativa: le fiabe sono nate così perché raccontano il mondo esattamente come lo vedono i bambini.

Non è un errore di logica.

È un modo diverso di leggere il mondo. E per un bambino piccolo, è il modo giusto.

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Perché non va corretto e anzi va protetto

Quando tuo figlio dice che la sedia lo ha fatto cadere apposta, la reazione istintiva è spiegare: “No, la sedia non fa le cose apposta, è un oggetto”.

Razionale, corretto, inutile.

Il cervello di un bambino tra i 2 e i 7 anni non è ancora attrezzato per ricevere e integrare spiegazioni causali astratte. Non le capisce davvero, al massimo finge di capirle per non deluderti. Ma dentro di sé continua a pensare quello che pensava prima.

Il pensiero magico serve a qualcosa di preciso e importante. Serve a gestire la paura di un mondo imprevedibile, a dare un senso agli eventi che non si controllano, a sentirsi protagonisti attivi di una realtà che altrimenti schiaccerebbe. Un bambino di tre anni che ripete sottovoce “sono coraggioso” prima di entrare in un posto nuovo sta usando il pensiero magico come scudo.

E quello scudo funziona.

È per questo che le fiabe hanno sempre avuto protagonisti che affrontano paure enormi con strumenti piccoli e magici: un mantello invisibile, una parola segreta, un oggetto trovato per strada. Non è fantasia gratuita, è la rappresentazione perfetta di come i bambini si difendono davvero dal mondo.

Smontare il pensiero magico troppo presto non accelera la crescita. La rallenta e toglie al bambino uno strumento che non ha ancora finito di usare.

copertina della storia gocce di primavera con lepre mia che indica una macchia gialla di primule in mezzo alla neve

Il pensiero magico nella vita di tutti i giorni: lo riconosci?

Probabilmente lo incontri ogni giorno, senza sempre riconoscerlo per quello che è.

Eccolo in alcune delle sue forme più comuni.

  • Le conversazioni con oggetti inanimati. Salutare la luna, rimproverare la sedia, ringraziare il sole. Non è follia: è animismo nelsenso stretto del termine, la stessa struttura mentale che ha dato origine a tutte le fiabe del mondo.
  • Il dinosauro sotto al letto che diventa il guardiano notturno. Non è paura irrazionale: è un bambino che usa la magia per trasformare una minaccia in una protezione. Lo stesso meccanismo del protagonista della fiaba che trasforma il lupo in alleato.
  • Il bacino che guarisce il ginocchio. Funziona davvero! Non perché sia medicina, ma perché attiva nel bambino un senso di sicurezza e controllo che allevia il dolore. Le fiabe sanno bene quanto un gesto piccolo possa cambiare tutto.
  • La formula segreta per addormentarsi. Quella frase che va detta esattamente in quell’ordine, quella coperta sistemata in quel modo preciso. I rituali sono pensiero magico propiziatório e non a caso le fiabe sono piene di formule, di soglie da attraversare, di gesti da ripetere tre volte.
  • La bugia fantasiosa che non sembra una bugia. Quando tuo figlio racconta che il biscotto se l’è mangiato il gatto, non sta mentendo nel senso adulto del termine. Sta costruendo una storia, esattamente come fa un narratore.

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Come rispondere alle domande magiche di tuo figlio

Non serve diventare attori di teatro. Bastano piccole cose. Una disponibilità a entrare nel suo mondo invece di richiamarlo nel tuo.

Quando tuo figlio dice che il rubinetto l’ha schizzato apposta, invece di correggere prova a rispondere sul suo piano: “Accidenti, che maleducato quel rubinetto. Gli diciamo di smettere?” Non stai mentendo. Stai parlando la sua lingua.

Quando vuole sapere perché le stelle cadono, non serve spiegare la gravitazione universale. Puoi stare nel mistero con lui: “Chissà dove vanno. Forse cercano un posto più caldo per la notte.” È quello che fanno le fiabe: non spiegano, accompagnano.

E la sera, quando costruisce i suoi rituali prima di dormire, quella è anche la sera giusta per aprire un libro insieme. Le fiabe non interrompono il momento magico, lo amplificano. Sono la forma più antica e più naturale di risposta alle domande che non hanno risposta razionale.

La regola non scritta è: non smontare, non ridicolizzare, non spiegare in modo razionale quando non è necessario. Il momento per le spiegazioni arriverà da solo: Di solito intorno agli 8 anni, quando il suo cervello sarà pronto ad accoglierle davvero.

e' primavera: il ritorno di Oca Bianca : Orso orlando, volpe violetta topo lino, tasso taddeo e scoiattolo arturo festeggiano il ritorno di oca bianca nel bosco tutto verde e pieno di fiori. sullo sfondo il tendone a righe bianche e azzurre che hanno allestito per i festeggiamenti

Le fiabe: il linguaggio naturale del pensiero magico

C’è un motivo per cui le fiabe esistono da quando esiste l’umanità. E non è per intrattenere.

Le fiabe sono nate per rispondere alle domande dei bambini sul mondo, non con la logica, ma con la magia. Il sole che si nasconde perché è triste, il vento che porta messaggi, l’animale che parla e conosce i segreti del bosco. Non sono invenzioni per bambini ingenui: sono la traduzione narrativa di come i bambini dai 2 ai 7 anni già leggono il mondo da soli, ogni giorno, senza che nessuno glielo abbia insegnato.

Quando leggi una fiaba a tuo figlio prima di dormire, non stai semplicemente intrattenendolo. Stai validando il suo modo di vedere le cose. Gli stai dicendo: il modo in cui vedi il mondo è valido. Le tue domande hanno senso. La magia esiste: almeno per ora, almeno qui, almeno tra noi.

E questo nutre qualcosa di profondo: la fiducia di un bambino in se stesso, nel suo modo di sentire, nella sua capacità di immaginare soluzioni a problemi che la logica non sa ancora risolvere. Una fiaba ben raccontata non distrae tuo figlio dalla realtà — lo aiuta a costruire gli strumenti interiori per abitarla.

Sul sito de La Fiaberia trovi ogni settimana una nuova fiaba gratuita ambientata nel Bosco dove il vento ha un carattere, le foglie hanno memoria e gli animali si fanno domande grandi quanto il cielo. Storie pensate per la sera, per quel momento in cui il pensiero magico di tuo figlio è al massimo della sua intensità e ha bisogno solo di una voce che lo accompagni.

Una cosa sola da portarti via

Proteggere il pensiero magico di tuo figlio non significa mentirgli sul mondo.

Significa rispettare il suo tempo.

Significa fidarsi del fatto che il suo cervello sa quando è pronto ad abbandonare la magia e che fino a quel momento, la magia è esattamente quello di cui ha bisogno.

E la fiaba che leggi insieme la sera non è un dettaglio della routine. È la cosa più importante che puoi fare per lui, oggi.

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DISCLAIMER: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione specialistica. Se hai dubbi sul profilo cognitivo di tuo figlio, rivolgiti a uno psicologo dell’età evolutiva.

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