Disregolazione emotiva nei bambini: cos’è, come riconoscerla e cosa fare nel momento della crisi

Illustrazione acquerello di una mamma seduta sul pavimento accanto al suo bambino in crisi di rabbia: una scena calda che racconta la disregolazione emotiva nei bambini e come accompagnarla con presenza.

È successo sul pavimento della cucina, un martedì sera qualunque.

Tuo figlio voleva il succo nella tazza rossa. Tu gliel’hai versato nella tazza blu, quella che usi sempre, quella a cui non hai mai badato. Lui ha guardato la tazza, ti ha guardata, e poi è crollato. Urla, lacrime, corpo rigido, calcetti sul pavimento. Un’ondata che non si ferma.

Tu stai lì, senza sapere se abbracciarlo, ignorarlo, spiegargli che è solo una tazza. Niente sembra funzionare. E dentro di te, insieme alla stanchezza, comincia a salire una domanda: sto sbagliando qualcosa?

La risposta è no.

Quello che stai attraversando ha un nome: si chiama disregolazione emotiva e fa parte dello sviluppo di ogni bambino.

Non è colpa tua.

Non è colpa sua.

È una tempesta, e le tempeste si possono imparare ad attraversare.

Cos’è la disregolazione emotiva e perché non è un capriccio

La parola “capriccio” suggerisce una scelta: il bambino potrebbe comportarsi diversamente, ma decide di no. È questa l’idea che fa più male ai genitori e che è anche la più lontana dalla realtà.

La disregolazione emotiva non è una scelta. È quello che succede quando un’emozione, rabbia, frustrazione, paura, delusione, supera la capacità del bambino di contenerla.

Il cervello di un bambino tra 0 e 3 anni non ha ancora sviluppato la parte responsabile dell’autocontrollo, della gestione degli impulsi, della capacità di ragionare durante una tempesta emotiva. Quella parte si forma lentamente, nei primi anni di vita, attraverso le esperienze quotidiane e la relazione con gli adulti di riferimento.

Quando la crisi arriva, il bambino non sta facendo una cosa apposta. Sta semplicemente mancando degli strumenti per gestire quello che sente. L’emozione lo attraversa come un’onda enorme e lui non sa ancora nuotare.

Il tuo compito, il compito più difficile e più importante, non è fermare l’onda. È stare sulla riva mentre passa.

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La rabbia in particolare: perché è così intensa nei bambini piccoli

Tra tutte le emozioni, la rabbia è quella che mette più in difficoltà i genitori. È rumorosa, fisica, dirompente. E nei bambini tra i 2 e i 3 anni raggiunge spesso un’intensità che sembra sproporzionata a qualsiasi causa.

Ma c’è una logica, in quella intensità. Intorno ai due anni — i cosiddetti “terribili due” — il bambino scopre di avere una volontà propria. Vuole cose, vuole scegliere, vuole esistere come persona separata dal genitore. Allo stesso tempo, il mondo continua a imporgli limiti che non capisce e non accetta: la tazza sbagliata, il gioco che finisce, la scarpa che non si abbottona da solo.

La frustrazione che nasce da questo divario — voglio ma non posso, sento ma non so dirlo — è reale e profonda. E il corpo è l’unico strumento che ha per esprimerla: urla, pianto, terra, calci. Non è aggressività. È comunicazione.

Ricordarlo non rende la crisi più facile da vivere. Ma cambia lo sguardo con cui la guardi e questo cambia tutto.

Se vuoi un modo concreto per cominciare a parlare di rabbia con tuo figlio ancora prima che la crisi arrivi, trovi sul sito una storia sulla rabbia e una filastrocca sulla rabbia pensate esattamente per questo: per incontrare l’emozione in un momento tranquillo, quando c’è spazio per sentirla senza esserne travolti.

Copertina con Ghiro Gino nella sua giacchetta verde pantaloni beige e sciarpa marrone ed espressione molto irritata. Leggermente più indietro Ghiro rosa con una tazza a forma di ghianda piena di cioccolata fumante. Sullo sfondo il cielo grigio, neve e alberi spogli.

Cosa non fare durante la crisi (anche se sembra logico)

Quando tuo figlio è in piena tempesta, l’istinto di adulto razionale suggerisce alcune cose che sembrano giuste — e che invece non funzionano. Vale la pena nominarle, non per farti sentire in colpa se le hai fatte, ma perché capire il perché aiuta.

  • Spiegare e ragionare. Durante la crisi il cervello razionale del bambino è letteralmente offline. Le parole non arrivano — non perché non voglia ascoltarti, ma perché in quel momento non può farlo. Parlare troppo peggiora la sovrastimolazione.
  • Urlare a tua volta. Il sistema nervoso del bambino si sintonizza su quello del genitore. Se la tua voce sale, la sua crisi si intensifica. Se la tua voce scende, lentamente anche la sua segue.
  • Mandarlo in camera da solo ad affrontarla. Un bambino piccolo non ha ancora gli strumenti per attraversare da solo un’emozione così travolgente. Ha bisogno di qualcuno che entri, si sieda accanto a lui, lo aiuti a dare un nome a quello che sente. La solitudine durante la tempesta non insegna l’autoregolazione, la rende solo più spaventosa.
  • Cedere per fermare la crisi. Dare la tazza rossa adesso non risolve niente — insegna solo che la crisi funziona come strumento. Il limite può restare fermo, anche con dolcezza.

A proposito di bambini soli davanti alla rabbia: se vuoi approfondire il tema con un albo illustrato, sul sito trovi la recensione completa di Che rabbia! di Mireille D’Allancé

È un libro potente e coraggioso, uno dei pochi che riesce a visualizzare la rabbia come un mostro concreto, tangibile, finalmente visibile. Un punto di partenza fondamentale per parlarne con i bambini dai 4 anni. Con una nota critica che trovi nella recensione: Roberto affronta tutto da solo, e questo non è sempre il messaggio più utile per i bambini piccoli. Ecco perché questo libro funziona meglio se letto insieme, con un adulto presente che dopo la storia si sieda accanto al bambino e dica: quella cosa rossa non devi affrontarla da solo.

Copertina del libro che rabbia di Mireille d'allancè. Bambino vestito con maglietta gialla e pantaloncini verdi davanti ad un mostro rosso informe

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Cosa fare invece: tre cose concrete

Non esiste una formula magica.

Ma ci sono tre cose che, fatte con costanza, fanno la differenza nel tempo.

  1. Resta presente e abbassa la voce. Non devi dire nulla di speciale. Siediti vicino a lui, respira lentamente, parla sottovoce se parli. Il tuo corpo calmo è il messaggio più potente che puoi mandargli: questa tempesta passerà, e io sono qui.
  2. Contieni fisicamente se serve. Alcuni bambini si calmano se vengono tenuti stretti, altri hanno bisogno di spazio. Impara a riconoscere quale tipo di contenimento aiuta il tuo. Un abbraccio fermo e calmo, non punitivo, non agitato, può essere un’ancora potentissima.
  3. Dai un nome all’emozione: dopo, non durante. Quando la tempesta si è calmata, quando il respiro è tornato, quando i suoi occhi tornano a cercare i tuoi, quello è il momento. Non una lezione, solo una parola: “Eri molto arrabbiato, vero? Capita. Ce l’hai fatta.” Quella frase, ripetuta nel tempo, diventa un mattone del suo vocabolario emotivo.

Storie e filastrocche: il lavoro che si fa prima della tempesta

Il lavoro più prezioso non si fa durante la crisi.

Si fa prima; nei momenti di calma, nelle sere tranquille, nei minuti prima di dormire.

Le storie permettono al bambino di incontrare le emozioni difficili in un contesto sicuro, senza che la tempesta sia già arrivata. Quando il protagonista della fiaba si arrabbia, quando sbuffa, quando sente quel calore in petto che non sa come chiamare: il bambino lo riconosce. E quel riconoscimento fa qualcosa di silenzioso ma potente: gli insegna che quella cosa ha un nome, che altri la provano, che si può attraversare.

Le filastrocche, invece, lavorano sul ritmo e sul corpo. Una filastrocca sulla rabbia, breve, ripetibile, con parole che si possono cantare, diventa col tempo una parola in codice tra te e tuo figlio. Un ancoraggio che puoi tirare fuori nel momento giusto, non per fermare la crisi, ma per accompagnarlo dentro e fuori.

Non sono decorazioni della routine serale.

Sono strumenti: i più antichi e i più efficaci che esistano.

COPERTINA FILASTROCCA DELLA RABBIA. TOPOLINO SEDUTO PER TERRA CON UN'ESPRESSIONE MOLTO ARRABBIATA E UN COLORE ROSSO FUOCO CHE LO AVVOLGE. SUL TAVOLOIN PRIMO PIANO UNA TAZZA DI CIOCCOLATA FUMANTE.

Una cosa sola da portarti via

Non sei una mamma che fallisce quando tuo figlio esplode sul pavimento della cucina.

Sei una mamma che sta imparando, con lui, accanto a lui, a stare dentro la tempesta senza scappare.

E ogni volta che riesci a restare calma, a sederti vicino a lui, a dirgli con la tua presenza che non è solo, stai costruendo qualcosa che lui porterà con sé per tutta la vita.

E se stasera, prima di dormire, vuoi cominciare da qualcosa di piccolo e concreto: leggigli la storia sulla rabbia .

Oppure imparate insieme la filastrocca sulla rabbia.

È da lì che si comincia.

Le tempeste passano. E ogni volta che passano insieme, il suo oceano diventa un posto un po’ più sicuro.

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DISCLAIMER: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione specialistica. Se hai dubbi sul profilo cognitivo di tuo figlio, rivolgiti a uno psicologo dell’età evolutiva.

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