Nel cuore del bosco, tra alberi alti e foglie danzanti, viveva un piccolo riccio di nome Tobia.
Aveva un grande sogno: volare come gli uccelli!
Ogni giorno guardava i passerotti nel cielo.
Saltava più in alto che poteva… ma niente! I suoi piedini restavano sempre a terra.

Gli altri animali ridevano.
“Un riccio che vuole volare? Che buffo!” diceva la lepre.
“Meglio rotolare tra le foglie!” aggiungeva lo scoiattolo.
Solo il vecchio gufo lo guardava con occhi gentili.

“Forse non sei nato per volare, Tobia. Ma hai un dono speciale!” gli disse una sera.
Tobia sospirò.
Quale dono poteva mai avere un riccio?

Un giorno il cielo diventò scuro. Il vento soffiava forte e Tobia cercò riparo sotto un grande albero.
All’improvviso sentì un fruscio tra le foglie. Guardò in alto: un piccolo nido stava per cadere!
Tobia corse sotto l’albero, si accucciò e allargò le zampette. Il nido cadde dolcemente sul suo dorso pieno di morbidi aculei.
Dal nido spuntarono tre uccellini impauriti.
“Tranquilli, ora siete al sicuro!” sussurrò Tobia.
Poco dopo, la loro mamma arrivò volando.
“Hai salvato i miei piccoli! Sei un eroe!” gli disse felice.

Il gufo saggio fece un cenno con il capo.
“Vedi, Tobia? Non serve volare per essere speciale. Ognuno ha un talento. Tu hai scoperto il tuo!”
Da quel giorno, Tobia smise di desiderare le ali.
Era felice di essere un riccio, perché anche lui, a modo suo, aveva toccato il cielo.







