Inserimento alla scuola dell’infanzia: cos’e’, cosa succede davvero e come accompagnarlo

copertina: inserimento-scuola-infanzia-mamma-bambina-porta.

L’inserimento alla scuola dell’infanzia è il periodo di durata variabile, di solito 2-3 settimane, in cui il bambino impara a stare bene in un ambiente nuovo, lontano dai genitori, con adulti che non conosce. Non è il bambino che deve adattarsi alla scuola: è la scuola che lo accoglie, rispettando i suoi tempi. Quei tempi sono diversi per ogni bambino.

Sono le otto e cinquanta di un giorno qualunque di settembre.

Tu e tua figlia o tuo figlio avete superato le forche caudine dei primissimi giorni e ora siete nella fase di inserimento.

Il corridoio della scuola dell’infanzia sa di tempera e di sapone: tuo figlio stringe il suo orsetto con una mano e con l’altra non ti lascia.

Le maestre sulla soglia dell’aula, sorridono. Sono gentili, esperte, chiaramente abituate. Ma tuo figlio o figlia…

‘Resta anche tu, mamma!’

E tu, che stavi aspettando questo momento, ti sei preparata, hai letto ogni articolo possibile, e pensavi di essere pronta , ma … improvvisamente non sai più cosa fare!

Ogni mamma, anche la più preparata, si è trovata in questa situazione e ogni mamma è rimasta frizzata dalle reazione dei suoi bimbi. La verità è che non te l’aspettavi e che pensavi che il peggio, il primo giorno, fosse ormai alle spalle.

Invece no. E sai perchè?

L’inserimento alla scuola dell’infanzia è un processo, relativamente, preciso nei suoi tempi generali, unico nei suoi tempi individuali.

Ti va di scoprire come funziona e come affrontarlo?

Seguimi!

Cos’e’ davvero l’inserimento alla scuola dell’infanzia?

L’inserimento alla scuola dell’infanzia è il periodo in cui bambino, famiglia e scuola si conoscono reciprocamente. Non è, come normalmente si crede, l’adattamento del bambini al contesto. Piuttosto è il contesto che, via via che approfondisce la relazione, si predispone per accoglierlo. La durata media e’ di 2-3 settimane, ma dipende interamente dal bambino. Non esiste un tempo standard.

Non e’ il bambino che si adatta. E’ la scuola che lo accoglie.

Come ti accennavo, c’è un fraintendimento molto comune sull’inserimento: si pensa che sia una prova in cui il bambino e la famiglia imparano a stare gli uni senza glia altri, a non piangere, a integrarsi. Prima riesce, meglio è.

NON E’ COSI’!

Le linee guida del Ministero dell’Istruzione lo dicono esplicitamente: non è il bambino che deve adattarsi al contesto, è il contesto che deve essere predisposto affinché il bambino possa ambientarsi.

Come funziona l’inserimento alla scuola dell’infanzia: le fasi

  • Primi giorni: genitore e bambino entrano insieme. Il bambino esplora con la base sicura accanto. Le maestre si avvicinano gradualmente.
  • Giorni successivi: il bambino rimane per archi temporali sempre più lunghi. In questa fase il saluto diventa il momento centrale che deve essere breve, rituale, deciso.
  • Fine inserimento: il bambino resta a scuola per la giornata intera, pranzo e attività quotidiane.

Ogni fase segue i segnali del bambino, non il calendario. Due-tre settimane e’ la media. Ma c’è chi ci mette meno e chi ci mette di più. Entrambe le cose sono nella norma.

I segnali che l’inserimento e’ andato a buon fine

Non è: ‘smette di piangere al mattino’.

E’ qualcosa di più preciso e complesso, costituito da un insieme di competenze cha vanno oltre il pianto.

Di fatto, potremmo definirlo come un percorso di maturazione del bambino in cui l’acquisizione delle nuove competenze si incontra e incastra con le attività della scuola pensate per creare la giusta relazione con tuo figlio in modo che sia in grado di

  • Esplorare gli spazi da solo, senza cercare il genitore ogni due minuti.
  • Avvicinarsi alle maestre spontaneamente, riconoscendole come figure adulte di riferimento in assenza della mamma e del papà
  • Parlare della scuola a casa, dei compagni, delle attività, di quello che e’ successo.
  • Tornare a casa stanco, ma non distrutto.

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Perche’ per alcuni bambini e’ piu’ difficile

La facilità di inserimento alla scuola dell’infanzia dipende da diversi fattori: la storia pregressa del bambino, il suo temperamento, e, in misura determinante, l’ansia dei genitori. Inoltre i bambini che non hanno mai frequentato il nido partono da un punto diverso. E chi fa più fatica non sta fallendo: sta semplicemente avendo bisogno di più tempo.

Quindi nessun senso di colpa! Sono tempi naturalissimi legati semplicemente all’individualità stessa del bambino o bambino.

Vediamo insieme alcuni punti fondamentali.

Chi ha gia’ frequentato il nido parte avvantaggiato

Non perchè sia ‘più coraggioso’, ma perchè ha già vissuto la separazione dai genitori e ha imparato, dall’esperienza concreta, che i genitori tornano.

Per un bambino che non ha mai frequentato il nido, quella separazione e’ la prima volta in assoluto. E la prima volta di qualsiasi cosa enorme e’ sempre la più difficile.

E ora ti spiego subito il perchè.

Seguimi nel prossimo paragrafo.

La ragione neurologica per cui non capisce ‘torno dopo pranzo’

I bambini sotto i 6 anni non hanno ancora maturato il pensiero previsionale: non riescono a rappresentarsi mentalmente la durata del tempo in modo astratto.

‘Torno dopo pranzo’ per te è un’informazione precisa. Per lui è solo una parola: dopo. Dopo quando? Quanto dura dopo?

Questo non riuscire a quantificare la durata della separazione lo spaventa e comunica il suo disagio piangendo.

Non piange perchè è dipendente o manipolativo: piange perchè nel suo cervello quella separazione non ha ancora un confine temporale chiaro. Non capisce che finisce. E questo fa paura.

Il fattore che nessuno vuole nominare: la tua ansia

Lo stato d’animo del bambino durante l’inserimento dipende, in misura determinante, dallo stato d’animo del genitore.

Non dalle parole che dici ma dalla tua postura, dal tuo tono di voce e dal modo in cui tieni la sua mano.

Un genitore fiducioso, anche con fatica, anche con il cuore stretto, trasmette al bambino un segnale preciso: questo posto e’ sicuro. Mi fido di chi ti accoglie. Torno tra poco.

Aiutandolo a fidarsi della situazione che sta vivendo.

La routine e’ il miglior antidoto all’ansia. Non la routine perfetta, ovviamente, ma quella prevedibile, accogliente, confortevole.

Colazione sempre uguale. La stessa sequenza di gesti. Le stesse canzoni, se volete. La FILASTROCCA PER VESTIRSI e la FILASTROCCA DELLA COLAZIONE diventano parte di quel rituale: gesti quotidiani che si trasformano in riti rassicuranti.

Se vuoi un modo concreto per cominciare a parlare di separazione con tuo figlio leggi GIOTTO VA A SCUOLA , la storia che ho scritto pensando proprio a questo momento così delicato

Giotto stringe forte la mano di Tasso Taddeo davanti al cancello della scuola del Bosco — copertina fiaba della buonanotte sul primo giorno di scuola per bambini

Tasso Taddeo, neo papà improvvisato, QUI TROVI LA SUA STORIA, accompagna il piccolo riccio Giotto verso qualcosa di nuovo: la scuola.

Perche’ una storia vale piu’ di mille discorsi

C’è una differenza fondamentale tra spiegare un’emozione e permettere a un bambino di incontrarla.

Le spiegazioni arrivano alla testa. Le storie arrivano al cuore. E a 3 anni, è il cuore che deve essere pronto per primo.

Quando un bambino ascolta una storia in cui il protagonista ha paura del primo giorno di scuola, quando vede che quella paura è reale, che il personaggio la sente davvero, e che poi ce la fa, succede qualcosa di preciso nel suo cervello.

Si crea un modello emotivo interno: ‘Se Giotto ce la fa, forse ce la faccio anch’io.’

Non è magia. E’ come funziona il cervello narrativo di un bambino in questa fase: il pensiero attraverso i personaggi precede il pensiero astratto. Le storie sono il suo linguaggio naturale.

E se cerchi qualcosa di ancora più breve da ripetere insieme la mattina del grande giorno, qualcosa che non spieghi, ma che accompagni, la FILASTROCCA DEL CORAGGIO è pensata esattamente per questo. Poche righe. Un ritmo che si impara in fretta. Una parola in codice tra te e tuo figlio, da usare quando la paura arriva.

FILASTROCCA DEL CORAGGIO - TOPOLINO SULL'ALTALENA CON L'ARIA UN Pò SPAVENTATA

Cosa NON fare durante le settimane di inserimento

Gli errori più comuni dei genitori durante l’inserimento, sparire di nascosto, prolungare il saluto, fare troppe domande sul cibo, trasmettere inconsapevolmente la propria ansia, sono tutti comprensibili. Nessuno li fa per sbagliare. Ma capire perchè non funzionano cambia quello che si fa la volta successiva.

A proposito di questo, ti confesso che con il mio primo figlio, che era piuttosto pretenzioso nel cibo, ogni giorno mi informavo sul menù e in presenza di piatti che ritenevo non graditi, chiedevo l’attivazione del menù alternativo. Non mi rendevo conto che questo piccolo gesto attivava una spirale di ansia che bloccava mio figlio. Finché la maestra non me lo ha fatto notare, aggiungendo che se anche avesse mangiato un pò meno a pranzo, si sarebbe rifatto a merenda. Quando ho smesso di preoccuparmi del cibo, incredibile ma vero, mio figlio si è rilassato e ha cominciato a mangiare cose prima improponibili!

Quindi, per esperienza, capire il meccanismo ti permette di fare qualcosa di diverso domani mattina.

Vediamo allora, cosa non fare nel dettaglio

Sparire di nascosto mentre è distratto

Funziona nel brevissimo termine. Nel lungo termine costruisce una sfiducia profonda. Il bambino capisce che puoi scomparire in qualsiasi momento e allora tiene gli occhi su di te con ancora più intensità. Il saluto diventa più difficile e il distacco sempre meno naturale.

Prolungare il saluto oltre il necessario

Ogni volta che torni indietro perchè piange stai trasmettendo involontariamente un messaggio: non sono sicura di quello che sto facendo. E lui lo sente, prima ancora di capirlo.

Chiedere solo ‘hai mangiato? quanto hai mangiato?’

La domanda più comune per noi mamme italiane. Quella che svilisce di più il valore della scuola. A scuola non si va per mangiare. Si va per incontrare, esplorare, fare amicizia. Chiedere solo del cibo manda al bambino un messaggio implicito: il resto non conta.

Trasmettere la tua ansia senza saperlo

Il bambino legge tutto. Il modo in cui tieni le sue spalle. Il respiro corto. Gli occhi lucidi. Le mille domande prima di uscire di casa. Non serve fingere di essere serena. Serve trovare un punto di appoggio reale e le maestre, possono essere quel punto.

Fidati di loro. Funziona!

Cosa fare invece: 3 cose che fanno la differenza

Tre azioni fisiche e precise per il periodo di inserimento. Non servono discorsi elaborati: serve un saluto rituale riconoscibile, la fiducia reale nelle maestre, e la capacità di accogliere a casa i segnali di fatica del bambino senza allarmarsi.

Il che significa

1. Il saluto rituale: sempre uguale, sempre breve

Decidilo la sera prima. Un bacio sul naso. Una stretta speciale. Una frase sempre identica: ‘Ti voglio bene. Torno dopo il pranzo.’ Poi: sorriso, saluto alla maestra, fuori dalla porta.

Il rito non elimina il pianto. Ma lo contiene. Dice al bambino: questo momento ha una forma che riconosco. E le cose con una forma riconoscibile fanno meno paura.

2. Fidarsi delle maestre davvero, non solo a parole

Se il bambino percepisce che ti fidi di chi lo accoglie, anche lui impara a farsene accogliere.

Questo non significa non avere domande. Significa trovare il momento giusto per condividerle, a fine giornata, senza che il bambino sia lì ad ascoltare, senza che diventi una trattativa davanti a lui.

3. Accogliere a casa i comportamenti difficili senza allarmarsi

Durante le settimane di inserimento, è normalissimo che a casa il bambino diventi più capriccioso, più coccolone, più stanco.

Non e’ un segnale che l’inserimento sta andando male. E’ il segnale che sta usando tutte le sue energie per farcela. E che con te, finalmente, può abbassare la guardia.

Accoglilo. Non correggere, non spiegare. Limitati ad accogliere questo suo comportamento un pò diverso dal solito.

Come le storie preparano al cambiamento

Leggere fiabe sull’inizio di qualcosa di nuovo nei giorni dell’inserimento aiuta il bambino emotivamente, non con spiegazioni, ma con modelli narrativi. Il personaggio che ha paura e poi ce la fa diventa un riferimento interno: ‘anche lui ce l’ha fatta, forse ce la faccio anch’io.’ Oppure, permette al bambino di parlare delle sue paure attraverso il personaggio della storia senza sentirsi a disagio.

C’è qualcosa che nessun discorso riesce a fare nel modo in cui lo fa una storia.

Nessun discorso permette al bambino di incontrare la paura in un posto sicuro, da fuori, attraverso un personaggio. Le storie sì.

Quando leggi con tuo figlio una fiaba in cui il protagonista affronta qualcosa di nuovo e spaventoso, e ce la fa, a modo suo, il suo cervello non registra solo la storia. Registra un modello emotivo: ‘anche lui ce l’ha fatta. Forse ce la faccio anch’io.’

Inoltre, la filastrocca fa qualcosa di complementare. Non racconta: ritma. E il ritmo, nei momenti di tensione, è il modo più antico per calmare un sistema nervoso. Poche parole sempre uguali, sempre nella stessa melodia, diventano un codice tra voi: quando comincia quella filastrocca, il bambino sa cosa sta per succedere.

Un’ultima cosa

Non stai lasciando tuo figlio.

Stai tenendo la porta aperta al mondo, mentre lui impara che può uscire e tornarci ogni volta che ne ha bisogno.

L’inserimento è faticoso. Per lui, per te, per tutta la famiglia che si riorganizza intorno a un nuovo ritmo. Ma è anche il momento in cui comincia qualcosa di grande: la scoperta che il mondo è più ampio di casa, e che lui e’ capace di starci.

Se vuoi cominciare da qualcosa di EFFICACE stasera, leggi GIOTTO VA A SCUOLA insieme al tuo bambino. E’ la storia di qualcuno che accompagna, di qualcuno che ha paura, e di quello che si costruisce quando si cammina insieme verso qualcosa di nuovo.

Giotto stringe forte la mano di Tasso Taddeo davanti al cancello della scuola del Bosco — copertina fiaba della buonanotte sul primo giorno di scuola per bambini

E nei momenti in cui la tensione sale, la FILASTROCCA DELLA CALMA e’ lì: breve, si impara in fretta, e diventa uno strumento che il bambino può portare sempre con sé.

Sono strumenti, potenti, che parlano il linguaggio dei bambini.

Filastrocca della calma Topino con il suo orsetto calmo e rilassato nel suo pigiamino a righe

un passo in piu’?

A proposito di libri che parlano di crescita e distacco ti suggerisco IO GOMITOLO TU FILO. Un libro meraviglioso che parla di attaccamento, distacco, inserimento al nido, crescita, autonomia, relazione madre-figlio, base sicura.

Lo trovi nella mia recensione completa sul blog.

Perfetto, direi!

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E se sei ancora nella fase del distacco del mattino con i pianti alla porta, PRIMO GIORNO DI ASILO: IL PIANTO E’ NORMALE, ANCHE IL TUO e’ scritto esattamente per te.

Copertina dell'articolo primo giorno di asilo

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DISCLAIMER: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione specialistica. Se hai dubbi, rivolgiti a uno psicologo dell’età evolutiva.

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