Settembre è arrivato, e con lui gli zaini nuovi, le mattine difficili e i dubbi della prima volta. In Fiaberia nasce una nuova rubrica mensile — La Pedagogia delle Fiabe — e il primo appuntamento è proprio sulle storie per l’inserimento all’asilo: perché le fiabe giuste, lette nel momento giusto, fanno un lavoro che nessun discorso riesce a fare.
Quindi da oggi, ogni mese, insieme alla nuova storia, troverai una guida pedagogica completa su come usare le fiabe in modo pratico, utile e, soprattutto efficace, per aiutarti a risolvere le sfide quotidiane della crescita del tuo bambino o bambina.
Ti piace l’idea?
Ora bando alle ciance e scopriamo subito le carte.
La fiaba di questo mese è ‘GIOTTO VA A SCUOLA’, una storia del BOSCO DELLA VECCHIA QUERCIA che ho pensata per accompagnare i bambini nei momenti più difficili dell’inserimento al nido, all’asilo o alla primaria. La cosa bella bella è che si legge la sera. Il lavoro lo fa mentre dormono.
Ecco come è nata.
Una mattina di fine estate.
Nel capanno — la Fiaberia — l’aria è nuova, più fresca (finalmente!), profuma di more, carta e matite. La luce è diversa: meravigliosa e inonda la scrivania piena di fogli. Settembre è alle porte e mi viene in mente che per molti settembre ho scelto zaini, quaderni, penne, astucci, colori e pennarelli, insieme ai miei bambini. È stato un viaggio emozionante, ma decisamente troppo breve… Mi sono accorta che tutto questo mi manca e che avevo una gran voglia di rivivere il primo giorno di scuola.
Fedele al mio amatissimo Umberto Eco, penso che quando si scrive una nuova storia si debba avere sempre un buon motivo di partenza. Eco raccontava che “Il nome della rosa” era nato semplicemente perché un giorno si era svegliato e aveva voglia di avvelenare un monaco. Io, molto più pacificamente, quella mattina mi sono svegliata con la voglia di rivivere il primo giorno di scuola e di condividere la tempesta di emozioni e di paure che si prova davanti a un nuovo inizio con quelle mamme e quei bambini che lo stanno vivendo per davvero. E, magari, per la primissima volta.
E ora, mentre scrivo qui nella Fiaberia, penso a tutte le mamme che in questo momento stanno preparando il primo giorno di Nido, di asilo o di prima elementare dei loro piccoli. Con il cuore in gola. Con quella domanda silenziosa a cui nessuno sa rispondere fino in fondo:
“Sto facendo tutto bene?”
La fiaba di Giotto che va a scuola è nata da lì.
Da quel desiderio e da quella domanda. Non è una storia che spiega. Non è una storia che rassicura con parole facili. È una storia che accompagna il bambino che ascolta, e il genitore che legge.
E’ una delle storie sull’inserimento all’asilo.
Ti va di scoprire come usarla pee accompagnare i tuoi bimbi in questa nuova avventura?
Seguimi nei prossimi paragrafi.
Perche’ un riccio? La pedagogia della distanza narrativa
Nei libri per la prima infanzia, gli animali antropomorfi non sono una scelta estetica: sono una scelta pedagogica precisa. La distanza tra il bambino e il personaggio, “non sono io, è un riccio” è esattamente lo spazio che permette di avvicinarsi all’emozione difficile senza esserne sopraffatti.
Il riccio che si arrotola: una metafora che i bambini capiscono prima delle parole
Il riccio si arrotola quando ha paura.
E’ un comportamento istintivo, naturale, visibile. I bambini lo capiscono immediatamente, senza che nessuno glielo spieghi. La cosa interessante, qui, è che quell’animale fa la stessa cosa che fa il bambino quando arriva davanti al cancello dell’asilo: si chiude, si irrigidisce, diventa tutto spine.
Ma il riccio sa che quelle spine proteggono mentre aspetta che la paura passi.
Le spine non rimangono lì per sempre. Solo il tempo giusto: poi, quando il pericolo, la paura, è passata, il riccio si riapre e torna a fare il riccio.
Questo è quello che accade davanti al cancello dell’asilo o scuola i primi giorni: il bimbo o bimba si irrigidisce, piange, ha paura di quello che non conosce, poi man mano che prende confidenza, smette di essere “palla spinosa” e torna il bimbo o bimba di sempre.
Un personaggio che trovo perfetto per le storie sull’inserimento all’asilo!
La distanza protettiva: “Non sono io, e’ Giotto”
Quando un bambino ascolta la storia di Giotto, non pensa “questa è la mia storia”. Pensa “questa è la storia di un riccio”.
Quella distanza e’ uno scudo che permette di sentire. Il bambino può avvicinarsi alla paura del distacco, all’ansia della scuola, al groppo in gola del lunedì mattina, senza difendersi. Perchè non è lui, è Giotto.
E da quella distanza sicura, qualcosa si muove. Si elabora. Si nomina.
Questa è la ragione per cui i grandi libri per l’infanzia usano quasi sempre animali come protagonisti: non e’ nostalgia, piuttosto la creazione del distacco necessario , consapevolmente guidato, che aiuta i bambini a mettere in prospettiva il proprio vissuto, riconoscerlo, nominarlo ed elaborarlo.
Un aspetto pedagogicamente preziosissimo nelle storie per l’inserimento all’asilo.
animismo: perche’ funziona meglio delle spiegazioni
Tra i 2 e i 6 anni, i bambini elaborano la realtà attraverso il pensiero animistico: attribuiscono vita, emozioni e intenzioni a tutto ciò che li circonda.
Un riccio che ha paura della scuola non è strano. E’ normale. E’ il modo in cui il mondo funziona, per loro. Te ne ho parlato approfonditamente nel mio articolo “PENSIERO MAGICO NEI BAMBINI: COS’E’ E COME PROTEGGERLO”
Quindi, spiegare a un bambino di tre anni cos’è ‘l’ansia da separazione’ è impossibile. Al contrario, offrire fiabe sull’asilo e raccontargli di Giotto che non vuole andare a scuola è immediato.
La storia parla la sua stessa lingua.
E la struttura della fiaba lo accompagna a sperimentare le sue emozioni, a riconoscerle e a gestirle, in un ambiente protetto e a lui o lei congeniale.
Se vuoi scoprire come questa fiaba (e le storie sull’inserimento all’asilo) funziona, seguimi nel prossimo paragrafo, ma prima…
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La struttura narrativa: come Tasso Taddeo accompagna la paura del distacco
‘Giotto va a scuola’ ha una struttura narrativa precisa: due personaggi, due ruoli complementari. Giotto incarna la paura legittima del bambino. Tasso Taddeo incarna il genitore che accompagna con le sue ansie da genitore ma con fiducia e consapevolezza. E’ questa coppia, più di qualsiasi parola, che lavora in silenzio nel bambino che ascolta.
Giotto: la paura legittima, non il bambino coraggioso
Giotto non e’ un eroe.
Anzi lo è, ma non è l’eroe dei fumetti che sbaraglia tutto e tutti in un solo colpo.
Non e’ il riccio che supera le sue paure con un atto di forza. Non e’ il protagonista che alla fine dice “in fondo non era cosi’ difficile”.
Giotto ha paura. Ce l’ha davvero. E la storia non la minimizza.
Un bambino che ascolta questa storia non si sente in difetto, non si sente diverso, perchè nemmeno Giotto fa finta che sia facile.
Si sente capito.
Perchè ha l’opportunità di condividere quella stessa paura, di vederla rispecchiata nel protagonista.
E vede il sostegno dell’adulto fiducioso.
Tasso Taddeo: il genitore che c’è, non quello perfetto
Tasso Taddeo è burbero.
Non è il genitore da manuale che ha sempre le parole giuste.
A volte sbaglia anche lui. A volte non sa cosa dire. (come tutte noi)
Ma c’e’. E il modo in cui c’è, senza eliminare la paura di Giotto, senza forzarlo, senza promettergli che sarà tutto bellissimo , accogliendola , è quello di cui ogni bambino ha bisogno.
I genitori che leggono questa storia si riconoscono in Tasso Taddeo. Nel genitore imperfetto, ansioso, pieno di domande ma che fa del suo meglio, con quello che ha.
Il finale che non risolve tutto e’ la scelta giusta
Alla fine, Giotto va a scuola.
Ma la storia non dice che non ha più paura, nemmeno che è stato facile. Dice SOLO (si fa per dire) che ci va.
Questa scelta narrativa ha una funzione pedagogica fondamentale. Ai bambini, infatti, non serve che la paura sparisca. Serve sapere che è normale e che la paura non è un muro ma una cosa che si porta con sé, e che col tempo si fa più leggera.
E soprattutto, serve sapere che vicino ci sei tu, imperfetta come tutti, e che ci sarai anche dopo, pronta ad accoglierlo/a e a condividere.
Esattamente come fa Tasso Taddeo che resta lì fuori ad aspettare.
Se vuoi cominciare a prepararVI al cambiamento parlando la sua lingua, leggi GIOTTO VA A SCUOLA.

Tasso Taddeo, neo papà improvvisato, QUI TROVI LA SUA STORIA, accompagna il piccolo riccio Giotto verso qualcosa di nuovo: la scuola.
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Come usare questa fiaba a casa: guida pratica alla lettura ad alta voce
La lettura ad alta voce con i bambini 0-5 anni non è una recita. E’ una conversazione con chi ascolta. Il quando, il come e il dopo contano quanto la storia stessa. Ecco la guida pratica su come usare le storie per l’inserimento all’asilo nel modo più efficace, a casa, nei giorni difficili e in quelli tranquilli.
Quando leggerla? il timing efficace
Non la mattina del primo giorno. Troppo vicino all’evento: aumenta l’ansia invece di ridurla.
Il momento giusto e’ la sera dei giorni prima. La sera dei giorni difficili. La sera del lunedì che di solito è il giorno più complicato della settimana.
Non come risposta alla crisi ma come preparazione emotiva silenziosa per quello che arriverà domani.
Anche nei giorni tranquilli funziona: la storia lavorata nei momenti di calma costruisce risorse per i momenti di tempesta.
Come leggerla? La voce conta piu’ delle parole
Lentamente. Con molte pause.
E se il bambino fa domande durante la lettura, si risponde brevemente e si va avanti. Se vuole risentire un pezzo, si torna indietro senza fretta. Se si addormenta a metà, va bene lo stesso: il lavoro magico della fiaba era già cominciato.
E’ fondamentale non correggere, non spiegare, non aggiungere commenti tra un paragrafo e l’altro.
La storia sa quello che sta facendo.
Il tuo compito è essere presente, leggere e condividere questo momento unico con tuo figlio o figlia.
Le domande: dopo, non durante
Quando la storia è finita, aspetta un momento prima di parlare. Lascia che il silenzio si assesti.
Se il bambino o bambina vuole parlare, parla. Se vuole dormire, lascialo/a dormire.
Invece, se ci sono le condizioni e vuoi aprire una conversazione per proporre storie per inserimento asilo nido, usa domande aperte:
- “Secondo te, perchè Giotto non voleva andare a scuola?”
- “E tu, hai mai sentito qualcosa di simile?”
- “Cosa avresti fatto al posto suo?”
- “Secondo te, Tasso Taddeo aveva paura anche lui?”
Evita domande come “Ti è piaciuta?”: la risposta è scontata e non coinvolge il/la bambino/a in una “discussione” costruttiva.
Fai sempre domande che invitano a entrare nella storia, non a giudicarla dall’esterno.
L’oggetto transizionale narrativo: portare Giotto all’asilo
E se il bambino si affeziona al personaggio?
Spesso succede: quel personaggio diventa l’ancòra del tuo bambino. Soprattutto quando si tratta di fiabe che lo accompagnano in momenti delicati come nelle storie per l’inserimento all’asilo.
In questo caso, asseconda le esigenze di tuo/a figlio/a: stampa un’immagine di Giotto e mettila nello zaino. Disegnatelo insieme e appiccicatelo sulla sacca che lascia all’asilo, così ogni momento avrà accesso alla sua ancòra.
Il personaggio diventa un oggetto transizionale: il genitore che resta quando il genitore se ne va. Qualcosa di familiare in un posto nuovo. Che consola nei momenti difficili.
Non è una forzatura: è come funziona l’attaccamento narrativo.
D’altra parte non è insolito vedere bambini che portano con sé oggetti da casa, peluche, foulard, i personaggi delle storie che amano.
E sai una cosa? E’ sbagliato privarli della loro ancòra, così come è sbagliato dir loro: “Orami sei grande, non ne hai più bisogno!”
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Come usarla all’asilo: tre idee pratiche per educatrici e insegnanti
‘GIOTTO VA A SCUOLA’ è una delle storie per l’inserimento all’asilo pensata anche per essere usata nelle sezioni di nido e scuola dell’infanzia durante il periodo di inserimento, come strumento vivo, da usare nei momenti giusti, nel modo giusto.
Lettura animata durante le prime settimane
Nelle prime due settimane di inserimento, quando i bambini sono ancora in fase di orientamento, una lettura animata di Giotto è una perfettta ‘introduzione emotiva’ al nuovo ambiente.
Non come attività programmata: un momento spontaneo, in cerchio, con la voce calma.
I bambini che hanno già sentito la storia a casa la riconoscono e questo crea un ponte tra il mondo di casa e il mondo della scuola.
Le schede gioco come strumento di elaborazione
Il PDF di Giotto include schede da stampare: colorare il riccio, disegnare la propria paura, inventare il Bosco della Vecchia Quercia con i materiali di classe.
Queste attività non sono ‘esercizi sul tema dell’inserimento’. Sono un modo per restare nella storia e lavorare sull’emozione senza nominarla direttamente.
Il personaggio come linguaggio condiviso
Quando tutta la classe conosce Giotto, il riccio diventa un codice comune.
“Oggi sei un po’ come Giotto?” è una frase che il bambino capisce e accetta. Non si sente etichettato. Si sente visto, accolto e compreso, attraverso un personaggio che conosce e a cui vuole bene.
E a volte risponde: “Sì”. Ed e’ già un enorme passo dal quale l’insegnante/educatrice può iniziare a lavorare.
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La serie ‘Pedagogia delle fiabe’: ogni mese una storia, ogni mese uno strumento
Questo e’ il primo articolo di una serie mensile. Ogni mese, insieme alla nuova storia del Bosco della Vecchia Quercia, ci sarà una guida pedagogica completa:
- analisi del personaggio
- guida alla lettura ad alta voce
- per chi è iscritto alla newsletter, il PDF A COLORI e schede gioco stampabili.
Per i genitori, per le educatrici, per chiunque voglia usare le fiabe per accompagnare i bimbi e le bimbe nel loro percorso di crescita quotidiano.
Le storie del Bosco della Vecchia Quercia non nascono per essere lette una volta e dimenticate.
Nascono per essere usate. Rilette. Portate nello zaino. Disegnate. Giocate.
Con questa serie mensile, ogni storia diventa uno strumento completo: la fiaba, la sua pedagogia, la guida alla lettura, le attività da fare insieme.
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Anche le filastrocche con il loro ritmo, parlano il linguaggio del bambino, e la musicalità aiuta a memorizzare,
La FILASTROCCA DELL’ASILO può, per esempio, diventare il vostro codice segreto. Le stesse parole ogni mattina, mentre vi avvicinate alla porta. Un ritmo che dice ‘ci siamo’ senza bisogno di spiegazioni.

E nei momenti in cui la tensione sale, la FILASTROCCA DELLA CALMA è lì: breve, si impara in fretta, e diventa uno strumento che il bambino porta con sé.
Un’ultima cosa
Giotto alla fine va a scuola.
Non perchè ha smesso di avere paura. Perchè Tasso Taddeo è lì, il Bosco della Vecchia Quercia è il suo posto. Ma soprattutto perchè anche se sembra impossibile alcune cose col tempo diventano casa.
E stasera, leggi GIOTTO VA A SCUOLA insieme al tuo bambino.

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DISCLAIMER: questo articolo ha scopo informativo e non sostituisce una valutazione specialistica. Se hai dubbi, rivolgiti a uno psicologo dell’età evolutiva.






